CIRÒ MARINA, SFONDARE LA PORTA
Curiosità, desiderio di migliorarsi e migliorare il servizio, ma anche governance, metodo, e accuratezza: queste le scintille che hanno fatto crescere il lavoro dell’équipe multidisciplinare nell’ambito di Cirò Marina, che riunisce 11 Comuni, in Calabria, alla seconda edizione in P.I.P.P.I. In dialogo con Maria Natalina Ferrariresponsabile ATS, Alessandra Schiera coach e Pamela Liotto coach, presenti all’RTday del 18 novembre a Bologna.
“Ci siamo impegnate e abbiamo corso tanto! – ricorda Ferrari –. Per noi è stato fondamentale partire da una governance stabile, perché per garantire i servizi c’è necessità di avere figure di riferimento. La cittadinanza deve avere fiducia della persona che la segue, che la prende in carico. La governance nel Comune di Cirò Marina si è avviata a partire dall’assunzione, con concorso, di assistenti sociali, educatore, psicologo, mediatore culturale, operatori extra scolastici ed educatori. Abbiamo intercettato il fondo povertà, i fondi di solidarietà e abbiamo cercato di far capire ai sindaci l’importanza della stabilizzazione. Abbiamo fatto un sacco di riunioni in conferenza dei sindaci e questo ci ha permesso di dialogare con loro e con la Regione per intercettare i fondi. Abbiamo creato una prima équipe stabile dal 2018. E poi, parlando con una collega, ho conosciuto P.I.P.P.I. Con la coincidenza della richiesta, per un anno, di assegnazione temporanea della dottoressa Schiera che si occupava di minori a Firenze, abbiamo colto l’occasione per partire, a valere sul fondo FNPS”.
“Confermo – racconta Alessandra – dal 2023 in poi abbiamo fatto le corse. Abbiamo capito che i dispositivi erano importanti, che le risposte c’erano e che potevamo soddisfare i bisogni del territorio di Cirò Marina. Avevamo già creato una struttura e poi su questa abbiamo inserito il metodo, l’organizzazione, il darsi tempo, l’individuare l’obiettivo comune dell’équipe e della famiglia. È stato cambiare proprio l’ottica, ribaltando un po’ l’immagine del servizio anche agli occhi delle famiglie del territorio, ma vorrei dire, soprattutto delle istituzioni. Quindi da un’idea di servizio sociale che poteva essere ancora un po’ rigido, siamo riusciti a sfondare la porta, diciamo, ed essere visti finalmente come più vicini, più prossimi al territorio, sia alle famiglie, sia alle istituzioni, penso soprattutto alla scuola. Tant’è che poi anche le segnalazioni in questo ultimo anno sono aumentate tantissimo. Attualmente l’equipe si è in qualche modo amalgamata, ha riconosciuto l’obiettivo comune, lo stesso metodo. In pratica, abbiamo imparato ad utilizzare il metodo proposto da P.I.P.P.I. Adesso, che stiamo per uscire dalla sperimentazione e quindi entrare nel LEPS, vorremmo proprio continuare a lavorare con questa qualità. Questa équipe già lavorava con alcuni dispositivi, come l’educativa domiciliare, ma ha in qualche modo qualificato, vorrei dire, elevato la propria qualificazione agli standard nazionali. Abbiamo la nostra organizzazione e suddivisione dei ruoli. Questo ci permette di essere al nostro interno più strutturati, più forti, più sicuri di quello che facciamo e questo poi si riflette all’esterno. In particolare, ci ha aiutato molto il dispositivo dei gruppi, è diventato più semplice parlare con le famiglie, perché grazie anche ai protocolli d’intesa abbiamo avuto spazi anche dentro le scuole. Siamo riusciti a sviluppare i gruppi paralleli genitori e bambini. Abbiamo organizzato i bambini per fasce d’età e contemporaneamente abbiamo lavorato con i genitori. Nel gruppo genitori, dare la parola a ciascuno ha un grande significato per il genitore che può dire la sua, ma soprattutto ascoltare, fare esperienza che non è da solo, che quella difficoltà non è solo sua, della sua famiglia. E poi ci sono create anche delle belle dinamiche, anche di vicinanza solidale, delle amicizie, proprio”.
“Per chi deve cominciare – suggerisce Liotta –innanzitutto consigliamo di prevedere proprio un tempo preciso per P.I.P.P.I., di scandirlo nella settimana lavorativa. Noi, per esempio, abbiamo organizzati i cosiddetti venerdì di P.I.P.P.I., in quanto il venerdì è dedicato al lavoro che stiamo portando avanti come équipe. Lavoriamo in 11 Comuni e ovviamente il lavoro è diversificato. Per questo abbiamo capito che avevamo proprio la necessità di ritagliarci un tempo per pensare. Quindi l’équipe si riunisce ogni venerdì. Abbiamo diversificato molto bene i ruoli in questa seconda edizione perché è importante che i coach facciano i coach e lo psicologo, il mediatore facciano gli operatori. Poi è fondamentale la formazione, sia sulla piattaforma, ma anche in presenza. A volte è stato molto difficile organizzare la trasferta a Catanzaro per partecipare alle sessioni formative. Però è stato necessario, perché ha dato ordine alla miriade di materiale che ci è arrivato dai formatori di Padova. Questo ci ha dato nel tempo la sicurezza di approcciarci in maniera adeguata al programma. E poi i tutoraggi in presenza ti permettono di confrontarti con realtà diverse, per non parlare dell’esperienza che abbiamo fatto a Bologna dove abbiamo incontrato realtà territoriali tanto diverse dalla nostra”.
Attraverso l’équipe, P.I.P.P.I. ha messo ordine nella cassetta degli attrezzi e aperto un dialogo nel territorio con le diverse realtà dei servizi. “Il nostro incoraggiamento a chi sta iniziando è di non mollare soprattutto nel compilare i dati in piattaforma. All’inizio è quasi un incubo, ma piano piano si riesce a fare”.
Un cammino che viene riconosciuto: “A distanza di due anni possiamo dire che l’intervento ha avuto una rilevanza nel nostro territorio. Ce ne parla la gente comune, quindi non i professionisti del settore: P.I.P.P.I. è stata la spinta per migliorare come équipe e chiaramente questo ha una ricaduta nel lavoro sul LEPS”.
La prospettiva auspicata è quella della stabilizzazione del finanziamento: “Bisogna dare stabilità al servizio, noi abbiamo dato stabilità al personale per garantire il servizio, ora per lavorare sul LEPS abbiamo bisogno di garanzie anche economiche”.
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