Corresponsabilità: tutti tasselli di un grande mosaico

Una giornata particolare, nell’imminenza dell’anniversario della Giornata Mondiale dei Diritti dei bambini e delle bambine del 20 novembre perché “Una delle peculiarità del LEPS P.I.P.P.I. è proprio l’aver messo al centro delle nostre azioni di ricerca, di formazione, di intervento, i diritti dei bambini e come garantire le risposte ai diritti dei bambini. Se le domande a cui siamo chiamati a dare insieme una risposta sono sfaccettate e multidimensionali, anche le risposte dovranno esserlo. Per questo il titolo della giornata di oggi chiama tutti a una corresponsabilità: siamo tasselli di un mosaico che ha come orizzonte proprio il garantire i diritti di tutti i bambini e di tutte le bambine” ha affermato Andrea Petrella del Gruppo scientifico dell’Università di Padova, aprendo i lavori dell’RTday e salutando i partecipanti arrivati da tante parti d’Italia. La ripercorriamo negli interventi che si sono succeduti, con un particolare focus sul Comitato Tecnico di Coordinamento del pomeriggio.

P.I.P.P.I. architrave di tenuta nella prevenzione

Intenso il saluto di Isabella Conti, assessora della Regione Emilia-Romagna, al welfare, terzo settore, politiche per l’infanzia e scuola: “Quella del LEPS P.I.P.P.I. è una rivoluzione copernicana nel modo di intendere le famiglie come elemento di possibile risoluzione, come risorsa. Abbiamo bisogno di non lasciare soli i genitori e questa fragilità delle famiglie purtroppo si sta rispecchiando anche nei nostri distretti emiliano-romagnoli che cominciano ad avere problemi di tenuta economica a fronte del crescente numero di minori allontanati dalle famiglie. Quindi se oggi mi chiedete “sulla prevenzione e l’allontanamento dalle famiglie a che punto siamo?”, io vi dico che, se non ci fosse stato P.I.P.P.I., oggi saremmo di fronte a una catastrofe sociale. Proprio per questo dico anche che abbiamo il dovere di investire per la creazione di un villaggio. Perché, se è vero che la vulnerabilità delle famiglie è fortemente interconnessa anche al contesto sociale, economico, culturale che stiamo vivendo, è altresì vero che abbiamo bisogno di fare interventi il più possibile coordinati, messi in rete. Questo approccio rinsalda la fiducia nelle istituzioniP.I.P.P.I. rappresenta un architrave nella tenuta e nella prevenzione delle dinamiche di disagio, di fragilità delle famiglie, di vulnerabilità. Perché chi si occupa davvero delle vulnerabilità è la comunità”.

Una cornice istituzionale complessa 

È necessario mettere in dialogo l’attuazione dei LEPS, la dotazione di risorse finanziarie, i modelli organizzativi degli Ambiti Territoriali Sociali, anche alla luce di nuove linee guida, con una nuova dotazione di risorse umane e nuovi percorsi di formazione. Una cornice istituzionale delineata con chiarezza nell’ intervento di Romolo De Camillis, Direttore Generale per lo Sviluppo Sociale e gli aiuti alle povertà del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. “Dove siamo arrivati e quali sono i passi che ci aspettano? Vorrei ribadire l’attenzione che, come Ministero e come Direzione Generale, stiamo rivolgendo ormai in maniera costante a questo tema dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali relativi all’infanzia e a quelli che sono tutti gli aspetti che la legano alla presa in carico di famiglie in condizioni di fragilità. È un cantiere aperto, che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi obiettivi e di nuovi strumenti; al tempo stesso è un cantiere che ha bisogno di essere costantemente tenuto d’occhioPer una parte di questo percorso siamo stati particolarmente concentrati sul tema delle risorse finanziarie e della loro adeguatezza. È un tema che resta centrale. Però il nostro osservatorio quotidiano, molto operativo, ci mette sotto agli occhi situazioni in cui la differenza non sempre la fa l’adeguatezza o meno delle risorse economiche a disposizione. Ci sono territori in cui vediamo ancora una difficoltà nella programmazione, nella progettazione complessiva di interventi che siano coerenti tra loro e che siano efficaci. Quindi c’è un altro aspetto che va messo bene in evidenza, ed è il tema anche dei modelli organizzativi, di come i nostri territori sono in grado di costruire un modello organizzativo idoneo ai bisogni che dobbiamo affrontare. Questo è un esercizio che dobbiamo tenere in una dimensione concreta, lavorando nella pubblica amministrazione. In questo senso, anche gli Ambiti sono un cantiere aperto in continuo divenire. Alle volte le Regioni ci raccontano di come si trovano da un giorno all’altro a dover affrontare l’esigenza di ridisegnare un Ambito che viene manifestata dal territorio. Questo per certi versi può essere considerato fisiologico, per certi altri, magari, in alcuni momenti, può determinare degli effetti dal punto di vista gestionale. Su di noi, per esempio, li determina alla vigilia di un trasferimento di risorsequando ci accorgiamo che un Ambito ha cambiato la sua conformazione. Per questo, con la grande collaborazione della rete nazionale che si occupa della protezione sociale, sono state elaborate le Linee guida che vogliamo diffondere e approfondire. In questi giorni siamo anche impegnati nelle fasi finali del Concorso per circa 4.000 figure professionali che abbiamo lanciato prima della pausa estiva. Rientra nella logica di prendersi cura dei modelli organizzativi, cioè di comprendere che se vogliamo mettere in campo servizi adeguati, risposte adeguate, abbiamo bisogno di persone. Per occuparci delle persone abbiamo, a nostra volta, bisogno di persone. Non ci servono macchine, non ci servono algoritmi, non ci servono modelli di simulazione precompilati. Ci servono sicuramente risorse finanziarie, ma anche persone che siano in grado di fare bene e in maniera continua il loro lavoro. Giorno dopo giorno ho potuto apprezzare la particolare rilevanza e quasi la forza dirompente di questa iniziativa. Ecco, questo è un tema importante e noi confidiamo che possa dare una risposta effettivamente concreta ai territori. L’obiettivo è che tra la fine di quest’anno e l’inizio dell’anno prossimo si possano cominciare le assunzioni da parte degli Ambiti Territoriali Sociali. Restando al modello organizzativo, non vi sfuggirà il fatto che una parte di queste risorse umane sono destinate ad assumere funzionari amministrativi. Alcune attività hanno bisogno di profili professionali dedicati: tutta l’attività di rendicontazione, di raccolta dati, anche di analisi e di messa al sistema.

Noi vorremmo che quel momento di rendicontazione, di descrizione delle attività messe in campo non restasse un momento ancillare, un adempimento noioso, possiamo anche dire da addetti ai lavori, burocratico, ma venisse percepito come una fase necessaria di quel processo, perché è un po’ come uno specchio. Ci vediamo e diciamo: ‘Ok, ho fatto una serie di attività, qui potevamo fare un po’ meglio, qui ci sono avanzati un po’ di soldi, qui invece avremmo avuto bisogno di più risorse’. Ecco, quell’attività ha un suo valore, non è un adempimento secondario, e quindi il nostro obiettivo è che gli Ambiti possano organizzarsi in maniera da avere delle risorse umane che hanno un taglio più amministrativo. Non sono psicologi, non sono sociologi, non sono assistenti sociali, ma sono funzionari amministrativi che possono dedicarsi con regolarità a quell’attività. Non vorremmo lasciare da soli i Comuni e gli ambiti in questa attività. Abbiamo anche qui fatto una riflessione attenta con i colleghi della direzione generale. L’idea è di poter affiancare nei primi mesi successivi alle assunzioni un’attività formativa che possa accompagnare l’ingresso di queste persone in contesti organizzativi che magari sono già formati, hanno già i loro equilibri, hanno già i loro assetti”.

Un passaggio delicato è in corso con la Legge di Bilancio: ed al riferimento all’équipe multidisciplinare quale livello essenziale di prestazione sociale. Per questo stiamo cercando di costruire un primo documento agile, delle Linee operative che possano essere poi di aiuto a tutti, a livello territoriale. È evidente che la composizione dell’équipe è il nodo centraleperché, se dobbiamo prendere in carico una famiglia con bisogni particolari, se dobbiamo mettere in campo un’azione di prevenzione, se dobbiamo progettare un insieme di risposte, abbiamo bisogno di una strutturache sia in grado di analizzare con cura quella situazione e di proporre delle risposte efficaci”. 

La valutazione condivisa, paradigma di welfare

Una panoramica sul LEPS P.I.P.P.I. dalla prospettiva di un Istituto di ricerca che lavora sul territorio e una profonda convergenza sull’impianto valutativo è stata al centro dell’intervento di Marisa Anconelli, presidente di IRES, Istituto Regionale Emiliano-romagnolo per i Servizi Sociali e Sanitari. Suggestiva la citazione di un suo testo scritto con Flavia Franzoni La rete dei servizi alla persona che nell’edizione del 2013-14, nel capitolo sui servizi per la famiglia, i bambini e le bambine, riportava un accenno a P.I.P.P.I.: “Il pregio riconosciuto al programma P.I.P.P.I. è proprio quello di aver introdotto nella definizione di progetto di intervento il confronto fra più visioni –  quella delle famiglie e quello dei servizi a vario titolo coinvolti – e di aver implementato una metodologia di lavoro documentata e comunicabile che fa del momento della valutazione condivisa – e non solo appannaggio dei professionisti – uno dei suoi punti nodali”. 

P.I.P.P.I. già allora si presentava come un modo anche di fare lavoro di comunità. Oggi, ripercorrendo il Report di valutazione, Anconelli ha ribadito: “P.I.P.P.I. è frutto di grandissimo lavoro, di grandissimo investimento, per il complessificarsi dei bisogni delle persone, dei bambini in primis. Sono tante le sue definizioni: una forma aperta, uno strumento e non un fine, un percorso di accompagnamento, un percorso di ricerca e così via. Cioè, per dire P.I.P.P.I. non ci basta una definizione sola.  Sviluppando un confronto con le linee guida della legge istitutiva del Servizio sociale nazionale del 1978 e ciò che P.I.P.P.I. rappresenta concretamente, Anconelli ha ravvisato alcuni elementi di sostanziale convergenza: “programmazione, prevenzione, lotta all’emarginazione, partecipazione, integrazione tra servizi sociali, sanitari ed educativi, informazione, decentramento, dagli interventi monetari ai servizi” che ha ripercorso sottolineandone l’attualità, pur in un contesto mutato. “Prima ci vuole una decisione politica per implementare P.I.P.P.I. Continua a essere fondamentale la prevenzione. Ancora: le famiglie negligenti sono protagoniste di un’alleanza preziosa con operatori e operatrici, per affermare il concetto di comunità competente. Si ripropone quella corresponsabilità, di cui ancora oggi nelle nostre società ancora più liquide, ancora con minori legali legami, abbiamo bisogno. E poi: integrazione sociale, sanitaria, educativa. P.I.P.P.I. ha questo grande obiettivo di coinvolgere tutti i servizi. E informazione, l’impegno di documentazione perché ci sono degli esperti che si mettono a fianco degli operatori. Il programma è strutturato per essere implementato a livello locale, che vuol dire adattarsi ai bisogni locali. Dagli interventi monetari ai servizici deve essere una progettualità che guida”. 

Il nodo centrale è “la valutazione in termini di valutazione partecipata trasformativa che P.I.P.P.I.  ha reso sistema: una delle sfide più grandi che andrebbe davvero trasferita in altri ambiti e settori dei servizi alla persona. P.I.P.P.I. è un vero disegno di valutazione: perché si valuta, quando si valuta, come si valuta. Valutiamo continuamente. Siete operatori sociali: in ogni momento prendete delle decisioni in seguito a valutazioni. Per lavorare con le famiglie, per lavorare come comunità professionale, per dar conto all’esterno di quello che si fa. Ora P.I.P.P.I. è un LEPS: vuol dire alzare l’asticella. Questo richiede tempo. Con una provocazione finale: “Bisognerebbe capire dove l’approccio P.I.P.P.I. è trasferibile. La strada è quella: trasferire l‘impianto metodologico, i dispositivi di assessment, post assessment, la valutazione partecipativa e trasformativa, l’arte di documentare e la formazione, il tutoraggio e la cura della governance locale: tutti gli elementi per essere una comunità di pratica, sapendo sempre che il processo di implementazione, richiede l’interiorizzazione dell’approccio”.

Le sfide e le domande di oggi

Occorre riconoscere il cammino percorso ed entrare nel vivo dell’operatività, come comunità di lavoro consolidata nel tempo e dalle esperienze di questi anni, ha incoraggiato Renato Sampogna, Dirigente della Divisione IV del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “Siamo una platea di persone che in questo LEPS ci lavora quotidianamente, ci vive, lo porta avanti da anni, ne conosce i punti positivi e i punti di criticità sul territorio. Cosa ci aspetta per consolidare il LEPS di P.I.P.P.I.? Come garantire l’attuazione di un livello essenziale di prestazione sociale sul territorio?”. 

Dopo la fase della sperimentazione che riguardava pochi Ambiti, “Con la legge 234 del 2021 P.I.P.P.I. è stato riconosciuto come LEPS e, grazie anche al finanziamento del PNRR, è stato implementato in maniera più o meno equilibrata nella maggior parte degli ATS. Il PNRR ha rappresentato un’opportunità, ma ci ha fatto vedere anche tutte le criticità dei territoriabbiamo avuto tanti territori che hanno fatto molta fatica e che non sono riusciti a garantire l’avvio del percorso di presa in carico delle famiglie. Su questo è stato centrale l’intervento dell’Università di Padova, che ha fatto sostenuto e accompagnato i territori. Oggi siamo nella fase di consolidamento di alcuni risultati: tra tutti gli interventi del PNRR, il LEPS P.I.P.P.I: è quello che ha un avanzamento migliore in termini di destinatari raggiunti e che contribuirà in maniera sostanziale al raggiungimento del target europeo della linea di investimento 1.1.. Quindi, ha proseguito: “In fase di conclusione del PNRR, questo ci porta a una serie di domande e a sfide che insieme, referenti territoriali, rappresentanti degli Ambiti, l’Università di Padova, Ministero e Regioni dovranno affrontare nei prossimi mesi” 

Con premessa, occorre assumere in proprio una responsabilità: “Sono state fatte e continuano a essere fatte importanti azioni di accompagnamento e di formazione agli operatori, ma è necessario che tutti gli ATS abbiano la piena consapevolezza sulla responsabilità di dare garanzia del LEPS sul proprio territorio. 

Primo elemento da affrontare: “Gli Ambiti Territoriali Sociali, la loro conformazione giuridica e le modalità di gestione associata dei servizi. Abbiamo realtà molto diverse. Ognuno di voi conosce la propria situazione. Stiamo provando diffondere le linee di indirizzo approvate in conferenza Unificata, con una spinta che viene sia da parte delle Regioni, impegnate nella definizione di modelli organizzativi omogenei degli Ambiti Territoriali Sociali, che dall’ANCI con il ruolo strategico dei Comuni, con la parte gestionale e politica, perché la scelta di una forma giuridica è tecnica, ma anche profondamente politica”. 

Secondo elemento: “Il personale, i professionisti. La spinta del Concorso farà arrivare, 3.800 persone che formeranno le équipe multidisciplinari e che sosterranno le ulteriori funzioni amministrative e contabili. L’inserimento di risorse umane dedicate che lavorano nei servizi sociali e che sono formate rispetto alle procedure specifiche dei servizi, potrà essere l’ulteriore elemento che spinge verso una strutturazione maggiore degli Ambiti e dei servizi”.

Si delinea dunque un’infrastruttura coerente: il contenitore degli Ambiti Territoriali Sociali, le risorse umane e il LEPS delle équipe multidisciplinari. “I nostri territori – rimarca Sampogna – saranno investiti da un cambio di paradigma, le stesse strutture organizzative dovranno ripensarsi. Una grandissima opportunità, ma anche una sfida che deve trovarci un po’ tutti pronti. Solo se riusciamo ad affrontare questa sfida possiamo dare attuazione al LEPS P.I.P.P.I.”.

In questa fase, il 95% delle Regioni ha chiuso la programmazione triennale del piano 2024-26 con lo stanziamento delle risorse del Fondo Nazionale Politiche e Sociali, selezionando gli ATS finanziati con il FNPS. Qui si riscontra la novità: “Non abbiamo chiesto alle Regioni di individuare singoli Ambiti perché non avrebbe avuto più senso rispetto a un LEPS. Ma abbiamo indicato alle Regioni di individuare i territori per l’intero triennio”. Viene superato l’approccio a progetto: “Per P.I.P.P.I. diamo delle risorse finanziarie che contribuiscono all’attuazione del LEPS. Le Regioni hanno colto appieno questa sfida, e di questo sono molto contento, caricando in maniera molto rapida le programmazioni”.

D’altro canto “Per gli ambiti che termineranno l’attività col PNRR, abbiamo già previsto all’interno del PN Inclusione una dote finanziaria per continuare a finanziare P.I.P.P.I. e garantire una copertura e un accompagnamento anche dell’Università di Padova sull’intero territorio nazionale”.

Un’infrastruttura di base, nuova, dunque, che si andrà consolidando in questi anni decisivi. “Avremo delle équipe multidisciplinari stabili che abitano i servizi quotidianamente. Abbiamo una serie di fondi strutturali che consentono l’attivazione dei dispositivi di P.I.P.P.I. non come un progetto, ma come un modo di lavorare, di progettare, attuare, monitorare e valutare il processo di presa in carico e accompagnamento dei nuclei familiari.

L’impegno è a ribaltare l’ottica: “È un cambio di prospettiva che dobbiamo costruire insieme, per evolvere in quello che poi la norma ci chiede. La prospettiva è di dover monitorare sul SIOSS il raggiungimento del livello essenziale di prestazione sociale nella pluralità dei finanziamenti che vi concorrono”. 

Uno scenario sulla prossima programmazione che accompagna P.I.P.P.I. in un percorso che “consentirà anche all’Università di Padova di evolvere in un diverso accompagnamento ai territori, ai referenti territoriali, che avranno anche un’altra importante opportunità di formazione nei prossimi 4 anni, in considerazione dell’avvio dei Master di primo livello finanziati dal Ministero”.  Con un riconoscimento chiaro: “Noi stiamo provando definire dei pilastri che consentono a questo edificio di stare in piedi: però l’edificio poi lo costruite voi, ci abitate voi, voi siete dentro, voi decidete come arredarlo per dare piena dignità a quello che è P.I.P.P.I. come Livello Essenziale di Prestazione Sociale”.

Uno sguardo positivo di accompagnamento

Con un benvenuto ai nuovi arrivati nella comunità di P.I.P.P.I., Paola Milani responsabile del Gruppo scientifico dell’Università di Padova ha ripercorso il grande lavoro del Ministero “per creare questa importante cornice di riferimento organizzativa, culturale e tecnico professionale, alle possibilità concrete di lavoro con le famiglie nei servizi”. E nell’ “incoraggiarsi reciprocamente in questa comunità di pratiche”, citando Bruno Tognolini, ha ribadito le attenzioni che guidano “il percorso verso l’esigibilità al diritto, all’accompagnamento delle famiglie riconosciuto dal LEPS”. 

A partire dall’intenso lavoro che attende gli Ambiti per portare a conclusione l’implementazione legata al PNRR, anche grazie al lavoro sui dati di Francesca Santello e Anna Farina, statistiche del Gruppo scientifico. “La conoscenza è alla base di tutto, la conoscenza sui processi che mettiamo in atto, trasformata in dati, è la base del nostro lavoro. Arrivare alla chiusura in modo positivo, con i target raggiunti significa che abbiamo effettivamente iniziato il processo di attuazione del LEPS e questo è importante che motivi”. 

Un impegno robusto su 400 Ambiti che ora si trova davanti la nuova tappa del Fondo Nazionale Politiche Sociali con 254 Ambiti Territoriali Sociali che, mentre finiscono il lavoro del PNRR, iniziano anche a utilizzare questi nuovi fondi. “Abbiamo davanti un triennio di lavoro, ed è già stato eroso questo primo anno; quindi dovremo un po’ correre. Il punto centrale è dare attuazione al LEPS. Concretamente non usiamo più da quest’anno P.I.P.P.I. 14 o 15. Chiudiamo P.I.P.P.I. 13 con il PNRR. In questa nuova edizione parliamo solo di P.I.P.P.I. LEPS. Manteniamo il nostro metodo, cioè che ogni famiglia ha diritto a un momento di valutazione iniziale, intermedio e finale, i cui tempi saranno stabiliti dalle singole équipe multidisciplinari”.

Il principio, un punto fermo, su cui sono state raccolte le evidenze in questi anni è che “la cosiddetta presa in carico -che noi preferiamo chiamare percorso di accompagnamento – sia intensiva: più dispositivi, più lavoro di valutazione, progettazione e azione in meno tempo. Quindi mediamente ci terremo sempre sui 18 mesi, ma l’inizio e la fine di questi 18 mesi saranno tarati non su tempi formalmente definiti dall’alto, ma sui tempi di ogni famiglia che arriva al servizio”. 

L’accompagnamento sarà dunque “con almeno 30 famiglie in tre anni che sono il modo per dire che ci stiamo dentro, che stiamo facendo una palestrama non è l’obiettivo. L’obiettivo è tendere al LEPS P.I.P.P.I. con un piano di lavoro concreto, con una struttura di formazione e una serie di webinar e sessioni formative in presenza, sia per i referenti territoriali, sia per i coach, sia per l’équipe. L’attenzione fondamentale è sui bisogni di sviluppo dei bambini, sull’andare insieme alle famiglie a leggere il bisogno dei bambini di crescere in un ambiente familiare stabile, sicuro, protettivo e nutriente”.

Uno sguardo positivo di accompagnamento al processo di crescita che è anche la leva che permette di costruire l’alleanza e la partecipazione delle famiglie al progetto di crescita del loro bambino: “Noi non ci presentiamo alle famiglie dicendo: ‘Ma che problemi avete?’ Noi – ha riaffermato Milani – ci presentiamo alle famiglie dicendo: ‘Cari genitori, come vedete la crescita del vostro bambino? Come sta andando? Quali sono i suoi bisogni?’ Ed è qui che noi ci alleiamo con i genitori e anche nelle situazioni più difficili, in questi anni, siamo riusciti a costruire progetti con le famiglie, non contro le famiglie, anche nei casi dove c’era bisogno di protezione, di allontanamento, di prese in carico più intensive, per contrastare attivamente l’insorgere di situazioni che favoriscono le diseguaglianze”. 

Se “le diseguaglianze nascono quando i bambini crescono in famiglie che non sanno garantire risposte ai loro bisogni di sviluppo”, allora vogliamo lavorare in una logica di prevenzione che vuol dire cercare di arrivare il prima possibile. Quindi prevenzione di separazioni delle famiglie, e insieme, dove sono necessari, progetti di protezione dei bambini costruite tempestivamente, in maniera appropriata e nella prospettiva della riunificazione familiare che non significa il rientro, ma vuol dire collaborazione con la famiglia e quindi costruzione di un progetto che riguarda il bambino, compreso nel suo mondo di legami, ovvero il bambino e la sua famiglia”. Un tema, quello della riunificazione familiare, sul quale da febbraio sarà predisposto un nuovo percorso di formazione, così come sullo 0-3.

È un lavoro di comunità che ci attende tutti: “La risposta ai bisogni di sviluppo dei bambini è una responsabilità primaria dei genitori, ma noi abbiamo imparato che i genitori non sono i soli responsabili, sono i primi, ma non sono i soli. Ci sentiamo corresponsabili di questa risposta, la costruiamo insieme”.

PERSONE FUORI DAL COMUNE

Nell’introdurre lo spettacolo tratto dal suo libro Persone fuori dal comune, edito da Rubbettino, Michele Bertola, direttore generale del Comune di Monza, ha proposto alcune suggestioni “P.I.P.P.I. mette insieme tre attori che stanno studiando e cercando un linguaggio e una strada comune: i territori, comuni, gli ATS, l’Università e il Ministero. Questo è un evento straordinario: vedere un Ministero che si trasforma alla luce di quello che sta accadendo è una mutazione genetica non conosciuta in natura. È bellissimo quello che sta accadendo! Oggi abbiamo detto alcune parole: appalti, rendicontazioni, modelli, standard, prestazioni, norme, compilazioni, quadro regolatorio, fare ordine, valutazione, presa in carico, scadenze. Alcune di queste parole sono belle, spero tra cinque anni di sentirle ancora. Altre non le vorrei sentire e vorrei sentire maggiormente queste altre parole: tempo, autonomia, cura, accompagnamento, persone e personalizzazione, relazioni, fiducia, impatto, prossimità e bellezza. L‘unico valore è quello delle persone che sono un misto di fragilità e di forza, di bisogno e di risorsa, di odio e di amore. Sta a noi tirar fuori dalle persone il meglio che si può, non per diventare noi fuori dal comune, ma per tirar fuori tutto quello straordinario che c’è in noi, nelle famiglie che avviciniamo, nel nostro lavoro, qualunque esso sia, da quello più burocratico al centro di un Ministero a quello più operativo di un’assistente sociale, di un educatore che incontra delle persone”. 

NON VOGLIAMO LASCIARE INDIETRO NESSUNO

Le sfide che ci attendono: il CTC con le Regioni 

L’incontro del Comitato Tecnico di Coordinamento tra Ministero del lavoro, Gruppo scientifico di Padova e i rappresentati delle Regioni, incaricati di mantenere i contatti con gli ATS e di trovare soluzioni pratiche alle difficoltà operative dell’implementazione, si è svolto nel pomeriggio del 18.11.2025 a Bologna. Si è registrata una partecipazione attenta di tutti gli invitati, sia in presenza che online, per un aggiornamento puntuale su tutti i fronti di lavoro aperti. 

Da subito, come da prassi, ampio spazio all’approfondimento dei dati di monitoraggio di RPMonline. Con una raccomandazione: “Sarà inviata a ciascun ambito territoriale sociale un proprio un prospetto delle compilazioni, così potranno vedere la loro situazione rispetto alla raccolta dei dati per tutti gli strumenti –ha spiegato Francesca Santello del Gruppo scientifico dell’Università di Padova –. Mentre le Regioni vedono solo il dettaglio a livello di ATS, i singoli ATS possono avere l’informazione con il dettaglio per ogni bambino, il che permette anche di fare operazioni di pulizia della piattaforma nel caso di schede aperte e da chiudere. Insomma, può essere di aiuto ai territori”. “Allo stesso modo – ha sottolineato Sara Colombini, del Gruppo scientifico – ci consentirà anche di sollecitare la compilazione di REGIS che è lo strumento attraverso il quale il PNRR, avvicinandosi al termine, monitora e poi valida quello che è il raggiungimento del target, con il dato sui post assessment che al momento tarda a manifestarsi perché sono ancora in corso gli accompagnamenti. Quindi si visualizzerà piano, avvicinandosi al termine”. 

Da parte del Ministero si è ribadita l’importanza dei dati e della fase in corso, nella prospettiva di chiusura del PNRR: “I dati sono molto incoraggianti – ha ribadito Renato Sampogna – sia per i pre-assessement, sia per la parte dei dispositivi attivati a favore delle famiglie. Ci fa comprendere che, a fronte della difficoltà di alcuni territori, abbiamo un sistema consolidato che invece funziona. Rispetto agli ambiti che sono in estrema difficoltà, continuiamo ad attivare il supporto mirato di Unità di Missione, del Gruppo scientifico di UniPadova e della stessa Ragioneria di Stato. Relativamente al monitoraggio del PNRR, abbiamo degli aggiornamenti importanti: proprio oggi con una nota formale abbiamo esteso il termine del triennio di lavoro del PNRR a giugno 2026. Sappiamo che alcuni ATS necessitano di qualche mese in più per arrivare al raggiungimento pieno del target e quindi questo dà la possibilità di avere quei tre mesi che per alcuni fanno la differenza (…). La parte amministrativa è semplificata, non si dovranno presentare richieste di modifica dei cronoprogrammi. Un ulteriore supporto potrà venire dal MEF che metterà a disposizione gli uffici territoriali della Ragioneria dello Stato per la compilazione di REGIS. Questo è un elemento centrale – ha precisato R. Sampogna – perché, per il PNRR, il dato che conta in termini di certificazione del target e dello stato di attuazione è la compilazione in REGIS”.

La responsabilità è grande, ha riconosciuto Sampogna: “P.I.P.P.I. fa un po’ da traino agli interventi del PNRR, almeno sull’insieme della linea di investimento 1.1. che tiene dentro, oltre a P.I.P.P.I., le dimissioni protette, i percorsi di deistituzionalizzazione per gli anziani non autosufficienti e la supervisione professionale. Fortunatamente il target è sul totale della linea 1.1, quindi almeno l’85% degli ambiti deve aver realizzato uno di questi quattro progetti. In questo senso, P.I.P.P.I. può contribuire positivamente al raggiungimento del target complessivo. Per questo gli ultimi mesi sono fondamentali: è necessario caricare i dati su REGIS e portare a conclusione gli interventi con le famiglie”.

La prospettiva di fondo è quella dell’attuazione del LEPS: per questo resta la possibilità di considerare le famiglie cosiddette “extra target”, nell’apposito campo di REGIS, per gli ambiti che avranno già raggiunto il target alla scadenza di marzo 2026. “Ricordo – ha osservato Renato Sampogna – che il primo target della 1.1.1 era il raggiungimento di 4.000 famiglie, che è stato già ampiamente raggiunto. Altro elemento di attenzione rispetto a SIOSS, è garantire sempre più una maggiore interoperabilità con RPMonline per evitare che gli operatori debbano caricare gli stessi dati due volte. Stiamo quindi arrivando a dare agli ATS delle schede SIOSS quasi totalmente precompilate con i dati di RPMonline. Va comunque sottolineato che la norma definisce l’obbligo di compilare in SIOSS la scheda di attuazione del LEPS. Mi fa piacere sentire qui che le Regioni dicono che il supporto scientifico di Padova si fa sentire e riesce a cambiare le situazioni. Resta fondamentale anche il ruolo delle Regioni, penso al caso evidente della Sardegna, che ha fatto grandi progressi nel coordinamento di questo LEPS”.

Paola Milani ha ribadito la direzione: “Il messaggio è chiaro: abbiamo davanti gli ultimi sei mesi, i dati dei Pre-assessment (che sono molto numerosi e quasi completi) vanno completati con i dati dei Post-assessment (che non sono invece ancora completi), caricando i dati sia su RPMonline che su REGIS – in vista della piena interoperabilità con SIOSS -. Alcuni ATS ci chiedono se si possono ancora prendere in carico nuove famiglie. Se ragioniamo in una prospettiva di LEPS, la risposta è sì, certamente. Queste famiglie che iniziano a pochi mesi dalla conclusione del PNRR non si potranno rendicontare nel PNRR, ma sono molto importanti ai fini del LEPS, che viene garantito anche dal Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS) e dal 2026 anche dal PN Inclusione. Dobbiamo anche tener conto che un secondo target previsto dal PNRR è relativo all’attuazione dei quattro dispositivi. Il fatto che siano attivati in ogni ATS è un indicatore che si sta effettivamente lavorando effettivamente per attuare il LEPS, che va considerato come un’infrastruttura che permetterà agli ATS di continuare il lavoro con le famiglie alla fine del PNRR. Dobbiamo fare tutto il possibile per attivarli tutti e quattro in ogni ATS. Come Gruppo scientifico dell’Università di Padova abbiamo in programma due momenti importanti di lavoro con gli ATS: i tutoraggi di novembre-dicembre e poi di marzo. In questo periodo è fondamentale anche il ruolo delle Regioni per intensificare l’azione di coordinamento che serve a sentire, capire chi sta facendo e chi non sta facendo per non lasciare solo nessuno nelle difficoltà. Anche intensificando lo scambio tra ambiti, come comunità di pratiche. Diventano due azioni complementari”. 

Altro grande capitolo: cosa c’è in cantiere per i circa 250 ambiti che hanno avviato l’implementazione utilizzando la quota parte rivolta a minori e famiglie del Fondo Nazionale Politiche Sociali 2024-26?“Dobbiamo dare loro il tempo che si approprino di questo nuovo finanziamento e dei dispositivi che tuttavia, abbiamo visto, sono già, in buona parte, presenti sul territorio. Quindi possono già lavorare con le famiglie, usando “l’etichetta Fondo Nazionale 24-26”, sempre nella prospettiva di dare attuazione al LEPS. In questo senso daremo comunicazione che RPMonline è disponibile per tutte le famiglie con minori, in fase di accompagnamento, per tutti gli ambiti, non solo questi 250” ha osservato Sara Colombini -. RPM è accessibile agli RT accreditati, così come la formazione, che è stata avviata con il webinar del 13 ottobre 2025, e per la formazione iniziale”.

Milani ha ripercorso la struttura di lavoro: “Gli ambiti sono tanti e occorre darsi un ritmo di lavoro, accompagnato dalla formazione che si distingue in formazione iniziale o di base che è rivolta a tutti, e formazione continua che è rivolta soprattutto a coach e referenti territoriali. Per la formazione di base si sono raccolte le iscrizioni per la prima fase di formazione, ma ne è prevista una seconda per quei referenti territoriali che si devono ancora accreditare e che partirà nel nuovo anno. Per la formazione continua, conclusa la fase dei tutoraggi per le implementazioni in corso, per stare vicini ai territori, ai coach e agli operatori, dopo giugno del 2026 riprenderanno le attività. Già a gennaio 2026 è prevista la ripresa dell’esperienza della due giorni di lavoro sulla valutazione partecipativa e trasformativa in équipe, dove ci si sperimenta già come un’équipe che lavora insieme, non è solo una formazione sull’équipe, ma è una formazione in équipe, una pratica attiva di acquisizione di questa modalità di lavoro. Inoltre, sono stati programmati degli approfondimenti formativi, in particolare lo speciale 0-3 che si sta trasformando in speciale 0-6; la riunificazione familiare per apprendere a utilizzare P.I.P.P.I. anche con le famiglie dove ci sono già bambini allontanati, in modo da favorire progetti di unificazione familiare; il metodo della valutazione partecipativa e trasformativa in équipe multidisciplinare (EM), per promuovere la partecipazione di bambini e famiglie al loro progetto, considerata un fattore predittivo di successo. Un’attenzione particolare sarà dedicata anche alla vicinanza solidale, uno dei quattro dispositivi che meno è cresciuto nelle pratiche di questi anni, che mira a sostenere e promuovere il lavoro di comunità. Inoltre, alla luce del nuovo Piano nazionale sociale, altri due percorsi saranno dedicati all’approfondimento sul tema dell’équipe multidisciplinare e dell’educativa domiciliare, con 4 webinar per ciascuno percorso, anche per accompagnare la prospettiva di un nuovo LEPS sull’EM. A questo impegno si affiancano alcuni percorsi di ricerca-azione-formazione, sia sull’équipe multidisciplinare, per accompagnare l’attuazione delle prime linee di indirizzo nazionali e per dare strumenti a tutti gli ATS, sia su altri temi particolarmente rilevanti in questo momento storico”.

La prospettiva di intervento è ampia: “Andremo a continuare il lavoro con tutti gli ATS che terminano le loro attività con il PNRR tra marzo e giugno 2026 grazie al Programma nazionale inclusione 21-27. Già abbiamo ad oggi destinato una cifra di circa 60 milioni per P.I.P.P.I. nell’ambito della priorità Child Guarantee. Stiamo lavorando alla definizione dell’avviso non competitivo: verosimilmente, d’accordo con le Regioni, saranno principalmente selezionati quei territori che non sono già coinvolti sul FNPS 24-26, in modo tale che ogni Regione avrà almeno un finanziamento di base per tutti gli ATS per garantire il LEPS. Non lasciare indietro nessuno, è una sfida pienamente assunta anche dal Ministero” ha rassicurato Sampogna.

Nella chiusura della giornata le parole di incoraggiamento del Direttore generale, dr. Romolo De Camillis: “Per me, che sono arrivato da meno di un anno, personalmente è stato molto utile questo incontro: è stato molto interessante sia la mattina sia questo spazio ristretto del pomeriggio. Vi ringrazio. Il tema dell’infanzia e dell’adolescenza è sicuramente al centro dell’azione del nostro del nostro Ministero e questo lavoro è un ulteriore elemento di accelerazione. Un grazie anche all’Università di Padova perché con grande competenza, delicatezza e equilibrio porta avanti questo esercizio da molto tempo. È importante sentire dai territori e dalle Regioni il valore aggiunto che arriva a questo programma dal vostro accompagnamento. E grazie anche alle colleghe e ai colleghi presenti e che sono collegati da remoto”.

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