Per costruire politiche informate
Avere una corretta percezione delle dimensioni di un fenomeno sociale è la base di partenza più solida per politiche informate, puntuali e concrete. Per questo salutiamo con grande attenzione l’uscita a inizio dicembre 2025 del Quaderno della Ricerca Sociale n. 66 “Sui minorenni e neomaggiorenni in carico ai servizi sociali e temporaneamente fuori dalla famiglia di origine nell’anno 2024” a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti di Firenze. Una fotografia assolutamente inedita, che ripercorriamo con Andrea Petrella del Gruppo scientifico di Padova. La nuova rilevazione, relativa all’annualità 2025, è attualmente in corso e si chiuderà indicativamente alla fine del primo semestre del 2026.
Perché questa rilevazione offre una fotografia importante e assolutamente nuova, in linea con quanto stabilito dal D.M. 44 del 28 marzo 2025?
Questo report è particolarmente rilevante perché fornisce, per la prima volta in Italia, dati affidabili e su base nazionale rispetto ai temi che ci stanno a cuore. I report curati da CISMAI e Terre des Hommes (le indagini nazionali sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia) hanno finora rappresentato un imprescindibile punto di riferimento e di documentazione per quanti – professionisti, studenti, ricercatori – si occupano di bambini e famiglie in situazione di vulnerabilità. Questa nuova pubblicazione curata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dall’Istituto degli Innocenti rappresenta un ulteriore avanzamento nella conoscenza dei numeri e delle dinamiche. Non si tratta di stime, bensì di dati alimentati dal Sistema informativo dell’offerta dei servizi sociali (SIOSS) – in particolare la Banca dati dei servizi attivati – e riferiti alla popolazione 0-17 anni (i cosiddetti minorenni) e a quella 18-20 anni (neomaggiorenni) che nel corso del 2024 è stata coinvolta in percorsi di accompagnamento con i servizi sociali territoriali. Conoscere il dimensionamento dei fenomeni sociali è, in qualsiasi campo, disciplina o sfera della vita collettiva, un presupposto fondamentale per contrastare la cattiva informazione e le fake news e allo stesso tempo è una solida base di partenza per costruire politiche informate, puntuali e concrete. Siamo tutti, purtroppo, vittime di un’infondata percezione dei dati, che disorienta e confonde e che spesso trova facile conclusione nella semplificazione, nella banalizzazione o nella distorsione di aspetti della vita collettiva; pensiamo ad esempio al tema dell’immigrazione, o della sicurezza. Anche i servizi sociali e il loro operato, da quasi un decennio, sono al centro di polemiche, attenzioni particolari e manipolazioni, in parte dettate anche dalla scarsa conoscenza dei numeri. Ecco perché questo report è importantissimo. Non solo per questo ovviamente. In chiave prospettica sarà molto interessante comparare anno dopo anno i diversi rapporti e constatare incrementi o decrementi.
Cosa si intende per presa in carico o accompagnamento sociale?
Preferiamo, al posto di “presa in carico”, l’espressione “percorso di accompagnamento”, ponendo l’accento proprio sulla dimensione del “percorso” come strada da compiere, costituita da avanzamenti, inciampi e tappe da raggiungere insieme; l’accompagnamento richiama appunto questa dimensione collettiva, fatta di condivisione, supporto, apprendimento reciproco, fiducia, “fare insieme”. In ogni caso, così come rilevata nel SIOSS, la “presa in carico” coincide con l’apertura della cartella sociale. Il report, quindi, registra il numero totale di cartelle sociale che sono risultate aperte e attive nel corso del 2024, relative a bambini/ragazzi tra 0 e 20, comprendendo quindi anche i neomaggiorenni. Citando le note introduttive del report: “vengono conteggiati tutti i minorenni che sono beneficiari di un intervento diretto e, all’interno dei nuclei familiari in carico al servizio sociale professionale, sono considerati solamente i minorenni per i quali è prevista l’attivazione di una prestazione specifica rivolta al minorenne stesso”. Non sono invece inclusi i bambini/ragazzi per i quali a seguito della prima segnalazione e del primo contatto, “il servizio sociale stabilisce di non procedere alla valutazione e all’elaborazione della progettazione individualizzata e i bambini per i quali la famiglia riceve contributi economici senza che ciò determini interventi diretti al bambino nei termini sopra espressi”.
Il percorso di accompagnamento, in coerenza con il LEPS P.I.P.P.I. e le Linee di indirizzo nazionali “L’intervento con bambini e famiglie in situazione di vulnerabilità”, è pertanto quel percorso che tiene insieme l’analisi preliminare, la valutazione dei bisogni e delle risorse di bambini e famiglie, la valutazione del contesto di vita e la conseguente definizione della progettazione individualizzata.
Quali sono i dati più significativi? Cosa significa che al 31.12 del 2024, il numero di minorenni in carico ai servizi sociali territoriali (inclusi i MSNA) è pari a 345.083; considerando anche il numero di dimessi nel corso dell’anno, pari a 29.244 minorenni, nel corso del 2024 i minorenni in carico al servizio sociale beneficiari di un qualche tipo di intervento sono pari a 374.327?
Questo è un esempio del livello di dettaglio che il report restituisce. In questo caso il primo totale (345.083) fa riferimento al numero di bambini/ragazzi (compresi i minori stranieri non accompagnati) beneficiari diretti di interventi di supporto, tutela o protezione al 31.12.2024; si tratta pertanto di una fotografia della situazione in una data convenzionale. Il secondo totale (374.327) tiene invece in considerazione anche i bambini/ragazzi per i quali nel corso dello stesso 2024 il percorso di accompagnamento si è concluso (“dimessi”): il dato, quindi, restituisce complessivamente il flusso di bambini/ragazzi che nei 12 mesi analizzati hanno avuto un qualche tipo di percorso attivato.
Segnaliamo che l’indagine promossa dal Ministero riferita all’annualità 2022 riportava 326.835 bambini/ragazzi seguiti dai servizi sociali al 31.12 e 377.553 considerando il flusso dei 12 mesi. Sono numeri che, comparati all’ultimo report, sembrano dirci che il flusso nel corso dell’anno è leggermente diminuito, mentre il dato di fine anno è aumentato di quasi 20.000 bambini/ragazzi. È pertanto estremamente difficile fornire un commento sulle tendenze in atto, ma probabilmente con i futuri report e grazie alla capillarità di SIOSS sarà possibile nei prossimi anni delineare le dinamiche in atto e valutare l’eventuale impatto dell’immissione nel sistema dei servizi territoriali di nuove figure individuate grazie al concorso espletato nel 2025 e pensato appositamente per rendere operative le équipe multidisciplinari.
In relazione alla popolazione residente 0-17 anni, i bambini e i ragazzi per i quali si è resa necessaria la presa in carico da parte dei servizi sociali territoriali ammonta a 40,1 minorenni ogni mille residenti considerando il dato a fine anno, sale a 43,5 in relazione ai beneficiari seguiti nel corso dell’anno. Cosa significa?
Questa è la medesima differenza tra i due dati illustrata in precedenza. L’aspetto interessante è la variabilità tra una Regione e l’altra.
Quali differenze territoriali si evidenziano?
I dati sono osservabili per Regione, sebbene la rilevazione sia stata fatto a livello di singolo Ambito Territoriale Sociale, come previsto dal Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali (SIUSS) istituito dal Decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017. Sono contenuti anche dati sui bambini/ragazzi in affido familiare e in comunità residenziali, con ulteriori specifiche rispetto alla natura consensuale o a seguito di provvedimento giudiziario, alla tipologia di affido etero o intrafamiliare, alla durata dell’affido, alla fascia d’età, alla cittadinanza e a molte altre variabili, solo rimanendo nella macro-categoria degli allontanamenti. Si aprono quindi innumerevoli possibilità di analisi e considerazioni.
Soffermandoci sui dati generali, ovvero sulla quantificazione di bambini/ragazzi “in carico” ai servizi sociali territoriali, i numeri su base regionale mostrano tassi “pesati” sulla popolazione residente molto differenziati. Se la media italiana è di 43,5 bambini/ragazzi ogni 1.000 residenti 0-17, i dati SIOSS mostrano un’oscillazione tra il 74,8 dell’Emilia-Romagna e il 19,7 della Calabria.
Volgendo lo sguardo ai bambini/ragazzi (inclusi i minori stranieri non accompagnati) per i quali era attivo, al 31.12.2024, un percorso fuori dalla propria famiglia d’origine (46.107) possiamo notare innanzitutto la suddivisione tra coloro che sono in una forma di affido familiare (34,4%) e coloro che sono accolti in servizi residenziali (65,6%). La differenza regionale è anche in questo caso molto accentuata: in Piemonte il tasso di bambini/ragazzi in affido familiare è pari a 4,8 ogni 1.000 residenti, in Campania all’1 ogni 1.000. Per quanto riguarda le strutture residenziali il tasso della Liguria è il più elevato (7,5 ogni 1.000 residenti) mentre quello della Calabria è il più ridotto (1,5).
Un terzo possibile focus è quello relativo alla cittadinanza: la media nazionale ci dice che il 72,2% dei bambini/ragazzi seguiti dai servizi sociali territoriali è italiano, il 23,7% è con background migratorio e il 4,1% sono minori stranieri non accompagnati. Il dato più alto per quanto riguarda i MSNA è quello della Basilicata, dove “pesano” per quasi il 18% dei bambini/ragazzi totali seguiti dai servizi, mentre il più basso è quello della Sardegna (0,7%).
Le differenze tra questi tre tassi considerati sono complesse da interpretare, poiché potrebbero essere determinate da molteplici fattori, che in questa sede non abbiamo la possibilità di esplorare: la disponibilità di personale nei servizi e quindi la capacità/possibilità di “vedere” le famiglie e i bambini, lavorando anche in un’ottica di prevenzione; la tradizione culturale e professionale dei servizi così come il contesto culturale-sociale nel suo insieme, che può facilitare o ostacolare il lavoro dei servizi sociali territoriali; l’effettiva incidenza di fenomeni sociali peculiari in alcune parti del Paese che potrebbero determinare maggiori o minori attenzioni in termini di segnalazioni ai servizi.
Questa rilevazione è dunque importante da utilizzare nelle formazioni, nei tutoraggi e nel lavoro degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) per monitorare e definire le proprie politiche, anche in collegamento con il LEPS P.I.P.P.I.
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