L’équipe multidisciplinare, cardine del lavoro sociale
Ha preso avvio a fine aprile con la partecipazione di Renato Sampogna dirigente del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di Paola Milani del Gruppo scientifico dell’Università di Padova e la testimonianza di una équipe multidisciplinare dell’ATS di Bassano del Grappa, l’innovativo percorso “Il lavoro in équipe multidisciplinare negli ATS: fra mandati e saperi professionali e di servizio”. Un ciclo di cinque webinar che colloca il lavoro dell’équipe multidisciplinare nel contesto delle politiche di welfare italiane e supporta il cambio di prospettiva negli ambiti territoriali. Ne parliamo con Tommaso Giacomini, del Gruppo scientifico, che lo coordina.
Come si colloca questo percorso nella formazione del LEPS P.I.P.P.I.?
Sin da quando era un’azione di ricerca, in P.I.P.P.I. la centralità dell’équipe multidisciplinare è sempre stata intrinseca, connaturale al metodo di lavoro. Dal 2011 tutte le azioni formative realizzate in P.I.P.P.I., che hanno coinvolto ad oggi più di 20.000 operatori in tutta Italia, sono state rivolte alle équipe, mai a singole figure professionali. L’evidenza che sostiene questo approccio è che un bambino, per crescere, ha la necessità di ricevere una serie di risposte che sono multidimensionali. E per poterle ricevere è necessario fare un’analisi multidimensionale, per la quale serve un’équipe multidisciplinare. Quindi il ragionamento è molto semplice. Ma non è poi così facile nella messa in pratica, perché vuol dire costruire una collaborazione professionale che sia in grado di rispondere in maniera corale ai bisogni dei bambini.
Riesci a fare un esempio?
Possono esserci situazioni in cui un bambino e una famiglia vivono più dimensioni di bisogno contemporanee. Il bambino ha magari la necessità di avere una risposta educativa e contemporaneamente anche un supporto psicologico; parallelamente i genitori hanno la necessità di avere un supporto economico per il mantenimento dell’economia familiare. Quindi le risposte, in questo modo, sono diversificate: l’assistente sociale si occuperà della parte più legata alla povertà, l’educatore della parte del supporto educativo e lo psicologo della parte del sostegno psicologico del bambino, ma il tutto verrà co-costruito in équipe. Oppure si verificherà anche la necessità di ampliare il lavoro di équipe con i servizi specialistici dell’Azienda sanitaria, rafforzando l’integrazione sociosanitaria. Quindi l’équipe potrebbe allargarsi perché si presenta la necessità di avere delle risposte specifiche di carattere sanitario per il bambino. Per questo P.I.P.P.I. non può prescindere dall’équipe multidisciplinare: è proprio nel suo cuore, quando noi professionisti mettiamo al centro i bisogni di crescita dei bambini e al contempo mettiamo al centro i bisogni della famiglia di poter creare un contesto sufficientemente positivo per far crescere un bambino. Di conseguenza, la risposta deve essere corale: non un singolo professionista che lavora con una famiglia, ma un’équipe che costruisce una rete di sostegno. Non una rete che incastra, ma che supporta il buono sviluppo del bambino attraverso la genitorialità positiva. Questo è l’esercizio positivo della genitorialità come ci viene richiesto dalla Costituzione, dalle norme del nostro Paese e dalle leggi internazionali.
Come è stato costruito il percorso in questi webinar, come sono stati pensati?
Il primo incontro ha costruito una cornice di riferimento del lavoro di équipe multidisciplinare con l’intervento del dottor Renato Sampogna e di Paola Milani. L’équipe multidisciplinare è una priorità trasversale. Era presente già nel Piano Sociale Nazionale del 2021-2023, rinforzata nel Piano Sociale Nazionale 2024-2026, dove l’équipe ha un ruolo ancora più centrale, proprio perché è trasversale a più interventi, a più aree e pertanto è veramente uno dei cardini del suddetto Piano. Questa priorità viene riconosciuta e valorizzata come uno degli elementi essenziali per poter costruire risposte sociali veramente integrate ed efficaci dalla Legge di Bilancio 2026 (L.199/2025, art. 1, commi 699 e 700) che ha previsto l’istituzione di un sistema di garanzia dei LEPS, correlato alla determinazione di un livello di spesa per ciascun Ambito Territoriale Sociale (ATS). Alla luce di tutto questo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sta predisponendo nuove Indicazioni operative per il lavoro in EM negli ATS, a supporto anche dell’imminente ingresso delle nuove équipe, in fase di assunzione a seguito del primo concorso nazionale espletato nel 2025. Il percorso formativo si propone dunque di accompagnare e sostenere questa importante innovazione, che rafforza il ruolo del lavoro interdisciplinare quale asse costitutivo dell’azione sociale nella complessità contemporanea.
Il primo webinar ha collocato le équipe nel sistema di welfare in questo momento di grande rigenerazione. Questo ci aiuta ad orientare le politiche nazionali in relazione al sistema dei servizi in ottica di integrazione, di partecipazione e anche di coordinamento delle politiche sociali in tutta Italia. Sappiamo che il sistema di welfare sociale è regionalizzato, però Linee di indirizzo e/o indicazioni operative sono nazionali. Il Piano Nazionale è lo strumento che le raccorda e che dà anche l’organizzazione del Fondo Nazionale Politiche Sociali, del Fondo Povertà, e poi si coordina con tutti gli altri fondi nazionali ed europei.
Il secondo webinar, con Sara Serbati e Anna Salvò, è focalizzato sul lavoro in équipe multidisciplinare e la valutazione partecipativa e trasformativa: mostra il cuore di quello che è stato in P.I.P.P.I. il lavoro con le équipe multidisciplinari nei primi 15 anni del suo viaggio e che oggi è alla base anche del lavoro sui Patti di Inclusione Sociale (PaIS) previsti nell’Assegno di Inclusione (ADI). P.I.P.P.I. ha identificato, sulla base di una serie di riferimenti teorico-pratici già presenti in area sociale e pedagogica, a partire da J. Dewey, una sintesi nel metodo della “valutazione partecipativa e trasformativa”. Una valutazione che è intesa cioè come processo, non come momento finale, e che include l’analisi iniziale, la progettazione, l’azione e il monitoraggio, collegando queste diverse fasi tra loro tramite una relazione circolare e non lineare. Ricordiamo che nell’équipe di base (assistente sociale, educatore, psicologo) è imprescindibile la partecipazione della famiglia, cioè la partecipazione del soggetto che è in condizione di vulnerabilità, la persona che ha bisogno di ricevere un supporto, che sia il bambino, la famiglia, o un singolo che si trova in situazione di vulnerabilità. Solo la valutazione condivisa, co-costruita, partecipativa, solo quel momento in cui tutti i soggetti portano il loro punto di vista, consente di costruire degli apprendimenti nuovi, inediti, che sono la chiave di attivazione per la trasformazione. Se non c’è un apprendimento, è impossibile poi costruire trasformazione.
Il terzo webinar è un po’ più mirato ad approfondire nel concreto che cosa significhi integrare il lavoro all’interno dell’équipe multidisciplinare, a capire come lavorare insieme. Si potrà andare ad approfondire che cosa significhi lavorare in maniera integrata; quindi, con le équipe che si vengono a costituire stabilmente all’interno degli ambiti territoriali sociali, anche in riferimento alle altre grandi azioni di sistema poco sopra citate: il concorso che ha aperto la strada all’assunzione di educatori e psicologi negli ATS, l’avvio dei Master di primo e di secondo livello per le équipe multidisciplinari. C’è un grande movimento in questa direzione e ci domanderemo che cosa significhi integrarsi all’interno dell’équipe, per raccordare anzitutto l’équipe degli ATS e anche le équipe multidisciplinari che già lavorano nel contesto socio-sanitario, quando le risposte sono più complesse da costruire.
Con il quarto e il quinto webinar torneremo invece alle dimensioni del LEPS P.I.P.P.I. Andremo a vedere l’applicazione pratica di che cosa significhi essere équipe multidisciplinari, con l’utilizzo dei dispositivi: nell’attività educativa domiciliare e territoriale, nel partenariato scuola-famiglia-servizi, e poi con i gruppi dei genitori-bambini e la vicinanza solidale.
Il titolo del percorso sembra esprime una tensione e anche una direzione, molto stimolanti: tra il lavoro di équipe e gli ambiti territoriali sociali e tra mandati e saperi professionali e di servizio.…
Ci sono più piani che si intersecano. Gli ATS sono l’ambito territoriale sociale che la legge 328 del 2000 individua come la forma migliore possibile di erogazione del sistema dei servizi, dei servizi sociali e di integrazione con gli altri servizi. Il mattoncino principale del lavoro in ATS è l’équipe multidisciplinare ed è necessario che si assuma la responsabilità di portare avanti delle relazioni di aiuto e trasformative per le persone. I mandati sono quelli delle singole professionalità e anche quelli che possono essere le indicazioni nazionali rispetto al lavoro con le famiglie; pertanto, vi è proprio un mandato di indirizzo e anche un mandato profondamente professionale. Sappiamo che l’essere umano è olisticamente un’unità e tutti dobbiamo concorrere al suo benessere. Il metodo di lavoro in équipe è un metodo inclusivo, co-decisionale, generativo e collaborativo, perché la responsabilità non è del singolo operatore ma dell’équipe. È proprio un cambio di approccio!
Info tecniche. Modalità di partecipazione: per partecipare è necessario iscriversi, entrando nella pagina del LEPS P.I.P.P.I., nella piattaforma Formazione > MOOC, approfondimenti, tutorial, accedere al corsoAPPROFONDIMENTO – Il lavoro in équipe multidisciplinare negli ATS e compilare il Feedback per l’iscrizione (clicca su Compila il feedback, rispondi alle domande e, infine, invia le risposte). Per ogni dubbio non esitate a scrivere a info.pippi@unipd.it con oggetto: APPROFONDIMENTO – Il lavoro in équipe multidisciplinare negli ATS.

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