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La vulnerabilità economica in P.I.P.P.I.11-12-13 e in Toscana

È disponibile un’analisi preliminare sulla vulnerabilità economica in P.I.P.P.I.11-12-13, aggiornata a novembre 2025, e l’abbiamo confrontata con la relativa analisi sulla vulnerabilità economica riportata nel Rapporto della Regione Toscana su Le povertà e l’inclusione sociale in Toscana: un confronto che illumina linee di tendenza coerenti nell’uscita dalla condizione di vulnerabilità nel LEPS P.I.P.P.I.

È una prima analisi sulla vulnerabilità economica in P.I.P.P.I.11-12-13, riferita ai dati aggiornati a novembre 2025, per cui il confronto T0 verso T2 (confronto tra l’inizio e la fine del percorso) è possibile solo per il sottogruppo di famiglie che hanno concluso l’accompagnamento e per le quali il dato è disponibile in entrambi i tempi di rilevazione.

Dal postassessment, strumento compilato dalle EM al termine dei 18 mesi del LEPS P.I.P.P.I., è stato possibile ricavare l’informazione sul beneficio di Reddito di cittadinanza/ Reddito di inclusione / Assegno di inclusione per le 5.912 famiglie che hanno concluso l’accompagnamento alla data considerata. Fra queste, le beneficiarie della misura di sostegno al reddito sono 943 (corrispondenti al 16%).

Dai dati di compilazione de Il Mondo del Bambino la vulnerabilità economica/abitativa – considerando il sottogruppo dei 2.719 bambini che hanno concluso l’accompagnamento e per cui sono anche disponibili i punteggi di entrambe le sottodimensioni sia a T0 che a T2 – si rileva che la percentuale di bambini in vulnerabilità economica e/o abitativa si riduce dal 73,7% al 63.7%, mentre la percentuale di bambini vulnerabili in entrambe le sottodimensioni si riduce dal 40,2% al 30,7%.

Inoltre, si possono considerare le transizioni nella condizione di vulnerabilità economica e/o lavorativadei bambini dall’inizio e alla conclusione dell’accompagnamento. Tra coloro che a T0 sono stati indicati come economicamente vulnerabili, il 78,1% rimane in tale condizione, mentre il 21,9% ne esce alla conclusione dell’accompagnamento (T2). Viceversa, chi a T0 non riscontrava una vulnerabilità economica la acquisisce al termine del percorso nel 23,5% dei casi.

È di estremo interesse confrontare queste prime evidenze con quanto analizzato dal Nono Rapporto della Regione Toscana Le povertà e l’inclusione sociale in Toscana, pubblicato a marzo 2026. Si tratta di un importante impegno di documentazione frutto di un lavoro collettivo del gruppo “Povertà ed inclusione sociale” dell’Osservatorio Sociale Regionale della Regione Toscana, in collaborazione con ANCI Toscana, IRPET, Centro regionale di documentazione infanzia e adolescenza, Caritas Toscana e Università di Siena con le collaborazioni di VoisLab e IRS.

Il documento si struttura in quattro sezioni tematiche, una generale e tre di approfondimenti tematici, con la convinzione che “È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie (Albert Einstein)”, al fine di dare evidenze scientifiche alla lotta alla povertà, definita “una priorità politica regionale, una sfida sociale da affrontare con misure concrete e un impegno costante basati su un approccio proattivo nel contrasto alle diverse forme di disagio”.

Nella prima sezione, riportando il quadro nazionale e regionale sulle condizioni di povertà e la situazione delle misure di contrasto nazionali, sono approfondite alcune specifiche sulla povertà nelle famiglie con minorenni e gli interventi a loro sostegno, con un focus sul Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione P.I.P.P.I. (pp. 55 e seguenti).

Viene specificato che “L’obiettivo del presente contributo è stimare se e in che misura l’adesione al programma P.I.P.P.I. riduca la vulnerabilità economica dei nuclei toscani con minorenni presi in carico con questo modello e, per riflesso, migliori le condizioni di crescita dei bambini e delle bambine. Si confronteranno i dati ai tempi T2 e T0 sul Mondo del Bambino nelle dimensioni economico lavorativa e abitativa e si considererà con particolare attenzione il confronto tra i casi in cui i dispositivi di intervento siano attivi o meno” (p. 57).

Nell’analisi sono considerati solo i bambini e i ragazzi per i quali è disponibile una valutazione iniziale e finale delle dimensioni del Mondo del Bambino: si tratta di 510 bambini nell’arco di tempo tra il 2013 e il 2024.

“In base ai dati che emergono dalla prima valutazione del Mondo del Bambino, i bambini e le bambine che si trovavano in condizione di vulnerabilità economico-lavorativa o abitativa – con una valutazione del Mondo del Bambino al T0 di 3 o inferiore per entrambi gli aspetti sono 411 pari all’80,6% del totale dei minorenni che sono stati seguiti all’interno del programma. In particolare, il 47,6% partiva con entrambi gli aspetti del Mondo del Bambino con valutazione pari o inferiore a 3, il 10,0% presentava un livello critico solo riguardo l’aspetto dell’abitazione e il 22,9% non presentava criticità per l’abitazione ma solo per la situazione economico-lavorativa”.

“Mettendo a confronto, dunque, la situazione iniziale e quella finale si può osservare in che misura si sia trasformato lo stato di vulnerabilità economica di bambini e bambine. Alla conclusione del programma coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità economico-lavorativa o abitativa ammontano al 71,4%. La quota si riduce dunque di 9,2 punti percentuali rispetto alla già citata quota di vulnerabili al T0 (80,6%). Tra coloro che inizialmente erano stati indicati come economicamente vulnerabili il 79,6% conserva tale vulnerabilità, mentre il 20,4% ne esce alla conclusione del percorso in P.I.P.P.I. Viceversa chi inizialmente non aveva una vulnerabilità economica la acquisisce al termine del percorso nel 37,4% dei casi”.

Rimarchevoli le considerazioni conclusive: “È importante ricordare che P.I.P.P.I. si rivolge ad un gruppo selezionato della platea dei bambini e delle bambine che potenzialmente potrebbero beneficiare di una presa in carico del genere, le considerazioni riportate nel presente contributo pertanto non possono essere generalizzate alla popolazione dei bambini e delle bambine toscane. Ciò nondimeno gli spunti che emergono possono indurre ad una riflessione su più di un aspetto. In primo luogo, l’intervento che è qui approfondito non è esplicitamente finalizzato al contrasto della vulnerabilità economica, ma piuttosto alla prevenzione dell’allontanamento dalla famiglia in condizione di vulnerabilità. L’approccio multidimensionale che rappresenta una cifra del metodo P.I.P.P.I. richiede all’équipe multidisciplinare e più in generale a tutti coloro che intervengono nella vita dei bambini e delle bambine di considerare tutti gli aspetti del Mondo del Bambino e questo, nei casi di vulnerabilità economica, significa di frequente la realizzazione di progettualità rivolte specificamente a superare questo genere di problemi. Dall’analisi però emerge che P.I.P.P.I. rappresenta qualcosa in più dell’incidentale risoluzione di problemi di carattere economico, lavorativo o abitativo nell’ambito di un intervento che si occupa di altro. Il contrasto alla vulnerabilità economica è certamente un mezzo per scongiurare l’allontanamento dalla famiglia, ma si realizza attingendo, oltre ai tradizionali strumenti di sostegno economico, proprio alla più vasta gamma di interventi a disposizione di chi adotta un approccio multidimensionale. Il fatto che proprio i dispositivi finalizzati all’inclusione della famiglia, dei bambini, alla costruzione e al rafforzamento della rete sociale e istituzionale risultino i più efficaci nel superamento di questo genere di vulnerabilità è certamente un elemento che valorizza l’approccio del Mondo del Bambino e che chiama in causa e mette al centro il tema dell’inclusione, addirittura prima di quello della disponibilità di risorse”.

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